Archive for the ‘freedom’ Category

Birth-Control Pill Lands Fairfax Student 2-Week Suspension, Possible Expulsion – washingtonpost.com

2009 - 04 - 07

Birth-Control Pill Lands Fairfax Student 2-Week Suspension, Possible Expulsion – washingtonpost.com
When a Fairfax County mother got an urgent call from school last month reporting that her teenage daughter was caught popping a pill at lunchtime, she did not panic. “It was probably her birth-control pill,” she thought. She was right.

Her heart dropped that afternoon in the assistant principals office at Oakton High School when she and her daughter heard the mandatory punishment: A two-week suspension and recommendation for expulsion.

“I realize my daughter broke a rule,” the mother said. But in an appeal to the school system, she reasoned, “the punishment does not fit the crime.”

For two decades, many schools have set zero-tolerance policies on drugs. That means no over-the-counter drugs, no prescription drugs, no pretend drugs in student lockers or pockets. When many teens have ready access to medicine cabinets filled with prescription medications such as Xanax and Vicodin, any capsule or tablet is suspect.

Still, some parents and civil rights advocates say enforcement has been overzealous. Stringent rules have ensnared not only drug dealers and abusers, but a host of sniffling and headachy students seeking quick medical relief. The Supreme Court will consider this month the case of a 13-year-old Arizona student who was strip-searched in 2003 by an administrator who suspected that she was carrying ibuprofen pills.

A Mom Lets Her Son Walk to Soccer…And The Police Come Calling

2009 - 03 - 18

A Mom Lets Her Son Walk to Soccer…And The Police Come Calling
A WOMAN NAMED LORI WROTE: I went searching for your story after an experience last night. My 10-year-old son wanted the chance to walk from our house to soccer practice behind an elementary school about 1/3 mile from our house. He had walked in our neighborhood a number of times with the family and we have driven the route to practice who knows how many times. It was broad daylight – 5:00 pm. I had to be at the field myself 15 minutes after practice started, so I gave him my cell phone and told him I would be there to check that he made it and sent him off. He got 3 blocks and a police car intercepted him. The police came to my house — after I had left — and spoke with my younger children who were home with Grandma. They then found me at the soccer field and proceeded to tell me how I could be charged with child endangerment. They said they had gotten “hundreds” of calls to 911 about him walking. Now, I know bad things can happen and I wasn’t flippant about letting him go and not checking up, but come on. I live in a small town in Mississippi. To be perfectly honest, I’m much more concerned about letting him attend a birthday party sleepover next Friday, but I’m guessing the police wouldn’t be at my house if I chose to let him go which I probably won’t.

PI: Contrappunti/ E ora quale blog verrà chiuso?

2008 - 09 - 08

Nei giorni scorsi sono state infine rese pubbliche le motivazioni della sentenza di condanna che il giudice di Modica Patricia Di Marco ha inflitto allo storico siciliano Carlo Ruta nello scorso mese di maggio. Il sito web di Ruta, Accadeinsicilia.net, nel quale venivano raccolte testimonianze, appunti e articoli sulla storia recente dell’isola, è stato prima oscurato dalla Polizia Postale di Catania e poi definitivamente chiuso, per il reato di “stampa clandestina”. Senza entrare negli aspetti tecnici del dispositivo, commentati nei giorni scorsi da Guido Scorza su queste stesse pagine, vorrei dire che questa sentenza racconta in maniera chiara e puntuale la deriva ideale di questo paese.Se il giudice di Modica avesse avuto una idea seppur vaga di come Internet abbia in questi ultimi anni mutato lo scenario della comunicazione in tutto il pianeta, forse il suo punto di vista sarebbe stato differente. Perché oggi, secondo la legge alla quale si è fatto riferimento nella sentenza, gran parte della comunicazione in rete potrebbe essere considerata “stampa clandestina”. Tutto può a questo punto essere definito in qualche misura clandestino nella rete italiana, qualsiasi manifestazione del pensiero non correttamente bollinata lo è, qualsiasi appunto redatto su un blog, qualsiasi cosa che abiti anche solo pochi secondi dentro la grande rete.La legge sulla stampa è nata quando ovviamente il mondo era assai differente da quello attuale, ma oggi? Oggi, dopo le “opportune” modifiche del 2001, secondo quella legge quasi ogni cosa sul web è clandestina, per lo meno se scrutata dall’osservatorio minuscolo degli ex padroni della notizia.Ormai deserte (o quasi) le tipografie, impolverati i ciclostili, annullata dalla presenza di Internet molta della necessaria diffusione fisica delle pagine, il reato di “stampa clandestina” diviene due cose assieme: il patetico déjà-vu dei treni a vapore e la invece concreta e contemporanea minaccia per la libertà di espressione del pensiero da parte di un potere abitato dai soliti figuranti. Politici, giornalisti, grandi editori, grandi aziende in genere, gli unici soggetti che continuano a potersi concedere il lusso di leggi che tutelino i propri privilegi a dispetto di ogni sopravvenuta evidenza.Alcuni anni fa, quando gran parte del Parlamento votò la modifica alla legge sull’editoria che ha consentito la condanna dello storico siciliano, fummo facili profeti nel sostenere che una simile definizione di “prodotto editoriale” applicata al web era una seria minaccia per la libertà di espressione in rete. Lo scrivevamo nel 2001, non oggi. Ne eravamo talmente convinti che questo quotidiano indisse allora una petizione che raccolse oltre 50mila firme. I firmatari chiedevano che un singolo demenziale articolo di legge venisse modificato, ma nessuno nelle stanze del potere ritenne di prestare attenzione a quel grido di allarme.Così oggi sinceramente non so bene come commentare il fatto che Giuseppe Giulietti, parlamentare esperto di informazione, ex diessino attualmente all’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, abbia presentato una interrogazione parlamentare sul caso di Carlo Ruta parlando di sentenza preoccupante dagli “effetti devastanti in spregio ad ogni regola della democrazia”.Giulietti forse soffre di una qualche grave forma di amnesia, visto che fu proprio lui il relatore della legge che ha portato alla condanna di Ruta. Furono lui e Vannino Chiti – purtroppo lo ricordiamo molto bene – che con qualche fastidio si preoccuparono allora di tranquillizzare le migliaia di persone che in Italia chiedevano a gran voce che una norma nata per finanziare l’editoria sul web non comprendesse all’interno della definizione di “prodotto editoriale” praticamente qualsiasi pagina web.Oggi Giulietti invece di fare pubblica ammenda e ritirarsi in silenzio in un eremo sperduto, si cala con disinvoltura nei panni di paladino della libertà di espressione, chiedendo al Ministro della Giustizia se non sia vero che “secondo la logica prevalsa, la quasi totalità dei siti web italiani, per il solo fatto di esistere, potrebbero essere considerati fuorilegge, in quanto appunto “stampa clandestina”, e ciò – secondo l’interrogante – in spregio a ogni regola della democrazia”Noi purtroppo abbiamo buona memoria e ricordiamo che ad identica domanda postagli da Punto Informatico nell’aprile del 2001 in quanto relatore di quel contestato progetto di legge che oggi ha portato alla condanna di Carlo Ruta, Giulietti rispose in un piccato comunicato stampa nei seguenti termini:”La legge sull’editoria non ha mai avuto tra i suoi obiettivi quello di imbrigliare le attività editoriali sulla rete. Sono quindi falsi gli allarmi e le preoccupazioni diffusi in tal senso.”Internet in Italia è clandestina e lo è anche per colpa di questi signori capaci di confezionare norme che nessun paese civilizzato si sogna, per poi pacificamente dimenticarsene. Ma lo è nell’ottica del potere i cui strumenti di controllo ormai hanno esclusiva valenza intimidatoria o dimostrativa. In nessun paese meno che borbonico ci si domanda se un sito web sia aggiornato più o meno regolarmente per determinarne la natura editoriale. In nessuna sperduta landa un giudice monocratico di provincia deve impiegare il proprio tempo per argomentare le differenze fra un quotidiano web e un blog. E non meraviglia che ciò che poi ne esce sia una sentenza dalle motivazioni assurde, ancorché tecnicamente plausibili, grazie, o per colpa, della vaghezza dolosa del legislatore.Il risultato è comunque sotto i nostri occhi ed apre la strada ad altre prossime iniziative simili: questo paese ha una legge dello Stato capace di chiudere la bocca a chiunque voglia esprimere sul web punti di vista non preventivamente autorizzati. Lo dicevamo sette anni fa, lo ripetiamo oggi.Internet in Italia è oggi tecnicamente clandestina. Lo sarà fino a quando non scompariranno dalla scena i vari Bonaiuti, Giulietti, Chiti, fino a quando Gabriella Carlucci e Luca Barbareschi non torneranno alle loro rispettabili professioni, fino al momento in cui non cambierà radicalmente la comprensione dello scenario della nuova informazione mediata da Internet, che in troppi vogliono adattare a forza ad un mondo vecchio che sta scomparendo. Si tratta di sforzi inutili ma ci vorrà altro tempo per capirlo.Consideriamo benevolmente tutti questi signori come gli attori sul palco di una stagione di mezzo, che prima o poi terminerà. Non vediamo l’ora. Quel giorno tutti noi saremo definitivamente clandestini e così, come per magia, nessuno lo sarà più. Solo allora forse sarà possibile smetterla di vergognarci di abitare in un paese dove per poter liberamente e civilmente esprimere il proprio parere ci sia bisogno dell’avvallo di un professionista iscritto all’albo. Un po’ come se per iniziare il mio prossimo respiro dovessi attendere la firma di un pneumologo.

PI: Contrappunti/ E ora quale blog verrà chiuso?

Crackpot corner: The "Sex-Box” Race for President – By Kevin McCullough

2008 - 01 - 15

I know that they all probably assume they have better, much more important, urgent, timely, things to campaign on, but I sure would like to get their individual takes on the new video game that one company is marketing to fifteen year old boys.It’s called “Mass Effect” and it allows its players – universally male no doubt – to engage in the most realistic sex acts ever conceived. One can custom design the shape, form, bodies, race, hair style, breast size of the images they wish to “engage” and then watch in crystal clear, LCD, 54 inch screen, HD clarity as the video game “persons” hump in every form, format, multiple, gender-oriented possibility they can think of.The objections to such filth should be simple to understand.Starting with the disgusting idea that one can “create” their own versions of what people look like, removing warts, moles, and bald spots while enhancing – shall we say – the extended features of the game’s characters tends to objectify women, sex, and human relationships. Right? We can all agree on this?Then there’s the dishonesty behind the game’ title. “Mass Effect” sounds like a war game with a deadly virus that is spreading unless the GI-Joes are able to defeat the evil and deadly substance and it’s covert war plan. By it’s design, kids could ask for it, or for their parents’ Best Buy Card to go purchase it with nary a raised eye-brow. Generic, non-descriptive, and relatively harmless.
…continues…

Townhall.com – The “Sex-Box” Race for President – By Kevin McCullough

Man who had sex with bike in court

2007 - 11 - 01

Man who had sex with bike in court

Robert Stewart was discovered in his room by two cleaners at the Aberley House Hostel in Ayr, south west Scotland, in October last year.
Robert Stewart admitted sexual breach of the peace
On Wednesday Mr Stewart admitted to sexual breach of the peace in Ayr Sheriff Court, where depute fiscal Gail Davidson described how he had been found by the hostel workers.

She said: “They knocked on the door several times and there was no reply.

“They used a master key to unlock the door and they then observed the accused wearing only a white T-shirt, naked from the waist down.

“The accused was holding the bike and moving his hips back and forth as if to simulate sex.”

Both witnesses, who were extremely shocked, notified the hotel manager, who in turn alerted the police.
Mr Stewart was placed on the sex offenders’ register but his sentence was deferred until next month.
He is not the first man to be convicted of a sexual offence involving an inanimate object, however.
Karl Watkins, an electrician, was jailed for having sex with pavements in Redditch, Worcs, in 1993.

Wikipedia cede al diritto d’autore italiota

2007 - 07 - 02

Wikipedia cede al diritto d’autore italiota 

Proibite da Wikimedia Commons le fotografie di opere architettoniche di progettisti in vita o morti da meno di 70 anni. A rischio le opere di Piano, Fuksas, Piacentini e tutta l’architettura moderna italiana.

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Così, mentre la stessa Germania finanzia lo sviluppo di Wikipedia, l’Italia la diffida dall’uso di fotografie di quadri presenti nei propri musei e si trova senza le immagini di tutte le opere architettoniche moderne presenti nel proprio territorio. In attesa di trovare il classico cavillo legale che risolva la situazione, fra mandolini, pizza e maccheroni.
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Iran moves to execute porn stars

2007 - 06 - 13

Iran moves to execute porn stars
Iran’s parliament on Wednesday voted in favor of a bill that could lead to death penalty for persons convicted of working in the production of pornographic movies.

With a 148-5 vote in favor and four abstentions, lawmakers present at the Wednesday session of the 290-seat parliament approved that “producers of pornographic works and main elements in their production are considered corruptors of the world and could be sentenced to punishment as corruptors of the world.”

The term, “corruptor of the world” is taken from the Quran, the Muslims’ holy book, and ranks among the highest on the scale of an individual’s criminal offenses. Under Iran’s Islamic Penal Code, it carries a death penalty.
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The Farce on the War on Drugs

2007 - 05 - 12

The Farce on the War on Drugs
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The drug war costs American taxpayers $70 billion a year and over the past 35 years, costs approach a trillion dollars. Result? Drugs remain CHEAPER and MORE available than 35 years ago.

“The war on drugs,” said Howard Wooldridge, one of the founders of Law Enforcement Against Prohibition at http://www.leap.cc. “How is that working for us in America? Is it reducing crime? Is it reducing rates of death and disease? Is it effective in keeping drugs and drug dealers away from our children? Is it making America safer and more prosperous? As my profession chases drugs, what are we missing? These are important questions as this prohibition approach costs us taxpayers some 70 billion dollars this year.”
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Deaf in Texas

2007 - 05 - 10

Deaf in Texas

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This woman, who called for police protection, was in jail for more than a week without knowing the charges against her. A man performed a body cavity search. She was “diagnosed” with “psychiatric issues” because she could not communicate with police. A district attorney agreed to drop any charges against the woman, but refused to release her from jail until she had a place to go. An advocate for the Deaf/Hard of Hearing stood her ground and secured the woman’s release.

This information would be disturbing if it happened to anybody, but that it happened to a young woman who couldn’t understand what was being said to her is even more appalling. It is not “special treatment” to follow the law. The police department should have sent for a sign interpreter. Seeing that they failed at that simple task, the woman should have been arraigned in court. It seems that there were breakdowns everywhere in the system.
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Chinese Community Rallies Behind Student Removed From Clements

2007 - 05 - 10

Chinese Community Rallies Behind Student Removed From Clements
Richard Chen, president of the Fort Bend Chinese-American Voters League and a acquaintance of the boy’s family, said he is a talented student who enjoys computer games and learned how to create maps (also sometimes known as “mods”), which provide new environments in which games may be played.

The map the boy designed mimicked Clements High School. And, sources said, it was uploaded either to the boy’s home computer or to a computer server where he and his friends could access and play on it. Two parents apparently learned from their children about the existence of the game, and complained to FBISD administrators, who investigated.

“They arrested him,” Chen said of FBISD police, “and also went to the house to search.” The Lin family consented to the search, and a hammer was found in the boy’s room, which he used to fix his bed, because it wasn’t in good shape, Chen said. He indicated police seized the hammer as a potential weapon.

“They decided he was a terroristic threat,” said one source close to the district’s investigation.

I CD e il Compagno Kalashnikov

2007 - 05 - 10

I CD e il Compagno Kalashnikov

Cosa succede in Florida quando si vuole vendere un compact disc usato in un negozio specializzato? E cosa accade quando invece in un altro negozio si vuole comprare un AK-47?

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Oggi, dieci anni dopo, in Florida le cose filano lisce come prima, almeno per chi vuole comprare e vendere armi. La polizia deve distruggere dopo 48 ore ogni registrazione e alle fiere di settore puoi venderne e comprarne liberamente, così come tra privati.

Se invece ti sei ficcato in testa l’idea malsana di vendere o comprare compact disc usati in un negozio dello stato che fu di Jeb Bush, allora puoi metterti l’animo in pace: sarai trattato come il peggiore dei criminali o quasi.

Nel quasi ci sta che, prima di comprare il tuo cd, il negoziante ti dovrà chiedere un documento d’identità, prendere le tue impronte digitali, registrare l’acquisto con tutti i dati che individuano te e l’oggetto e tenerne copia per qualche anno. Alla fine ti potrà pagare, ma non più con soldi veri: solo con buoni acquisto. Il negozio poi per rivendere il tuo cd dovrà aspettare almeno un mese.

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